lunedì 15 ottobre 2012

Rapporti tra i sessi e lotta di classe

Nel libro "Le basi sociali della questione femminile " scritto nel 1911, Alessandra Kollontai, parla delle nuove forme di relazioni che stanno sorgendo tra la classe operaia e della crisi sessuale che esiste nel capitalismo e che colpisce tutta la società. Così come,  per gli altri ambiti della vita, la maggior parte dei rapporti personali sono - secondo l'autora - mediati e condizionati dal tipo di struttura sociale che il capitalismo genera.

Il testo della Kollontai analizza le cause che danno origine a questa crisi sessuale e, i fattori, come l'egoismo, il sentimento di possesso o la sottomisione di un sesso ad un altro - che la rendono ancora più grave.

Sorprendente è l'attualità delle analisi svolte in questo articolo da questa illustre donna,  che è stata una delle massime esponenti  del movimento rivoluzionario russo, figura fondamentale nella lotta per il comunismo e la liberazione delle donne.

Qui, di seguito, pubblichiamo un estratto dal libro.

Buona lettura.





RAPPORTI TRA I SESSI E LOTTA DI CLASSE

Tra i molteplici problemi che turbano oggi l'intelligenza ed il cuore dell'umanità, uno dei primi in ordine di importanza è senza dubbio quello sessuale. Non vi sono paesi, né popoli, esclusi i leggendari «insulari», nei quali la questione sessuale non abbia assunto un carattere sempre più scottante e doloroso. L'umanità odierna attraversa una crisi sessuale non solo acuta nelle sue forme, ma (il che è molto peggio e forse maggiormente pericoloso) che si prolunga nel tempo.
Forse, lungo tutto l'arco della storia dell'umanità non si troverà un'epoca in cui i problemi sessuali abbiano rivestito nella vita sociale un ruolo così centrale, in cui i rapporti tra i sessi abbiano catalizzato su di sé, come per magia, gli sguardi tormentati di milioni di uomini, in cui i drammi sessuali abbiano costituito a tal punto una fonte inestinguibile d'ispirazione per i rappresentanti di tutti i generi e di tutte le forme d'arte.
Quanto più la crisi si prolunga, quanto più assume carattere cronico, tanto più la presente situazione sembra senza sbocchi e tanto più ardentemente l'umanità si getta su tutti i possibili mezzi di risoluzione di questa «dannata questione». Ma, ad ogni nuovo tentativo, la complessa matassa dei rapporti sessuali non fa che aggrovigliarsi ulteriormente e sembra che il filo, grazie al quale si riuscirebbe a sciogliere il nodo ostinato, resti invisibile. L'umanità spaventata oscilla disperatamente tra un estremo e l'altro ma il cerchio magico della questione sessuale resta sempre chiuso.
«Occorre tornare ai vecchi tempi, ristabilire le antiche norme familiari, rinforzare le regole tradizionali della morale», decide la parte conservatrice dell'umanità. «Occorre distruggere tutte le ipocrite difese dell'antiquato codice della morale sessuale; è giunta l'ora di gettare alle ortiche quest'anticaglia inutile e fastidiosa [...]. La coscienza individuale, la volontà individuale di ognuno, ecco l'unico legislatore in questa sfera intima», si sente dire da parte dell'individualismo borghese. «La soluzione dei problemi sessuali si avrà con l'istituzione di un ordine economico e sociale totalmente riformato», assicurano i socialisti; ma questo rinviare al futuro non indica forse che neppure noi abbiamo in mano il filo conduttore?
Esiste la possibilità di scoprire già oggi o almeno di indicare, il filo magico che permetta di sciogliere il nodo?

Il metodo per affrontare questa ricerca ci è dato dalla storia stessa della società umana, storia della ininterrotta lotta di classi e di gruppi sociali diversi, opposti gli uni agli altri dai loro interessi e dalle loro tendenze. Non è la prima volta che l'umanità attraversa un periodo di crisi sessuale acuta; non è la prima volta che la precisione e la chiarezza dei precetti morali correnti nel campo dell'unione sessuale vengono meno sotto il frangersi dell'ondata di nuovi ideali morali. L'umanità ha vissuto una crisi sessuale particolarmente acuta all'epoca del Rinascimento e della Riforma, nel momento in cui un imponente spostamento sociale fece indietreggiare l'aristocrazia feudale, fiera della sua nobiltà, abituata al dominio incontrastato, e spianò il terreno all'avvento di una nuova potenza sociale, crescente in numero ed in forze: la borghesia in ascesa. Il codice della morale sessuale del mondo feudale, nato dal seno della vita aristocratica, con la sua economia comune, i suoi autoritari principi di casta, si trovò di fronte il nuovo, avverso codice della morale sessuale della classe borghese in formazione. La morale sessuale della borghesia discendeva da principi radicalmente opposti ai principi morali essenziali del codice feudale; invece del principio di casta, appariva una severa "individualizzazione", i limiti chiusi della famiglia nucleare; al posto del fattore di «collaborazione», caratteristico tanto dell'economia comune quanto dell'economia regionale, appariva quello della "concorrenza". Le ultime vestigia delle idee comuniste, proprie a livelli diversi di tutte le tappe evolutive della vita di casta, furono travolte dal principio trionfante della "proprietà privata" individualizzata, isolata. L'umanità disorientata oscillò per secoli tra i due codici sessuali, così differenti nello spirito informatore, cercando di adattarsi alla situazione, fino al momento in cui la complessa fucina della vita non ebbe fuso le norme antiche nello stampo nuovo e raggiunto almeno un'armonia di forme.
Ma, in quest'epoca di sconvolgimenti, vivace e policroma, la crisi sessuale, malgrado tutta la sua acutezza, non presentava il carattere minaccioso che ha assunto oggi. La causa è da ricercarsi nel fatto che nei grandi giorni del Rinascimento, in questo secolo nuovo in cui i luminosi raggi di una nuova cultura spirituale riempirono di vivi colori la vita povera di contenuti del mondo medievale in agonia, solo una parte relativamente ristretta della società risentiva della crisi della morale sessuale. Lo strato quantitativamente più esteso della popolazione del tempo, il mondo contadino, non ne veniva toccato che indirettamente, solamente nella misura in cui, attraverso un lento processo secolare, la trasformazione delle basi economiche avveniva anche lì, nella misura in cui cioè i rapporti economici si evolvevano.
Ai vertici più alti della scala sociale, al contrario, s'ingaggiava una dura lotta tra due mondi sociali dalle tendenze opposte; lì, gli ideali e le norme delle due concezioni avverse lottavano; lì, la crisi sessuale crescente e minacciosa mieteva le sue vittime. Il mondo contadino, ostile alle innovazioni, dalla base stabile, continuava a essere attaccato saldamente ai collaudati pilastri delle tradizioni ancestrali, modificando, diluendo ed adattando alle innovate condizioni della propria vita economica il codice fisso della morale sessuale tradizionale. La crisi sessuale, nell'epoca della dura lotta tra mondo borghese e mondo feudale, non toccava lo «strato tributario» e quanto più le vecchie forme si spezzavano ai vertici, tanto più solidamente, in apparenza, il mondo contadino restava legato alle proprie tradizioni ancestrali. Malgrado le tempeste che passavano sulla loro testa e scuotevano il suolo anche sotto i loro piedi, i contadini ed in particolar modo i contadini russi, riuscirono a conservare, per secoli interi, i principi essenziali del loro codice di morale sessuale allo stato primitivo.
Il quadro di oggi è ben diverso. Questa volta la crisi sessuale non risparmia neppure il mondo contadino. Come una malattia infettiva, non riconoscendo «né gradi né rango», essa si sposta dai palazzi e dalle ville ai popolosi quartieri operai, penetra nelle placide abitazioni borghesi, si fa strada nel solitario villaggio russo, scegliendo le sue prede tanto nella villa del borghese europeo quanto nelle cantine umide della famiglia operaia e nella capanna piena di fieno del contadino. Contro la crisi sessuale, non vi sono «né difese, né catenacci». Sarebbe un grave errore ritenere che solo i rappresentanti degli strati sociali dall'esistenza materialmente sicura ne siano colpiti. I vaghi disordini della crisi sessuale varcano sempre più di frequente la soglia delle abitazioni operaie, creandovi drammi che per la loro dolorosa acutezza non sono certo inferiori ai conflitti psicologici del mondo raffinato della borghesia.

Ma proprio perché la crisi sessuale non tocca solamente gli interessi dei «possidenti», perché i problemi sessuali investono allo stesso modo uno strato sociale così considerevole come l'odierno proletariato, è incomprensibile e imperdonabile che questa essenziale e dolorosa questione incontri una simile indifferenza. Tra i molteplici e numerosi compiti che incombono alla classe operaia nella sua offensiva per costruire l'avvenire si trova anche, senza alcun dubbio, il compito dell'edificazione di più sani e più felici rapporti tra i sessi.
Da dove viene la nostra imperdonabile indifferenza nei confronti di uno dei compiti essenziali della classe operaia? Come spiegarsi l'ipocrita collocazione del problema sessuale nel cassetto degli «affari di famiglia», sottratto alla necessita di uno sforzo collettivo? Come se i rapporti tra i sessi e l'elaborazione di un nuovo codice morale regolatore di questi rapporti non apparissero in tutto il corso della storia come fattori invariabili della lotta sociale; come se i rapporti tra i sessi, nell'ambito di un gruppo sociale determinato, non avessero un'influenza fondamentale sull'esito della lotta tra classi sociali antagoniste.

Il dramma dell'umanità odierna consiste non solo nel fatto che, davanti ai nostri occhi, si spezzano le usuali forme di unione tra i sessi ed i principi che le regolano, ma anche nel fatto che dai bassifondi della società esalano i freschi profumi sconosciuti di una nuova forma di vita, che riempiono l'animo umano di desiderio di ideali futuri, ancora irrealizzabili al giorno d'oggi. Noi, uomini di un secolo caratterizzato dalla proprietà capitalistica, di un secolo di aspre lotte di classe e di morale individualistica, viviamo e pensiamo ancora sotto il funesto segno di un'inevitabile solitudine morale. Questa solitudine in mezzo ad immense città popolose, tentatrici e rumorose, questa solitudine, anche tra amici e compagni, conduce l'uomo d'oggi ad aggrapparsi con malsana avidità all'illusione dell'«anima gemella», dell'anima appartenente ad un essere dell'altro sesso, in quanto solo l'amore possiede il magico potere di scacciare, almeno per un certo periodo, le tenebre della solitudine.
Mai forse, in nessuna epoca, la solitudine morale è stata avvertita con una così dolorosa acutezza e una tale persistenza come oggi. È impossibile che sia altrimenti. La notte sembra molto più impenetrabile quando un lumicino brilla in lontananza. E davanti agli occhi degli individualisti contemporanei che sono ancora labilmente legati alla collettività, ad altri individui, brilla una nuova luce: la trasformazione dei rapporti tra i sessi in cui il fattore cieco, fisiologico, cede il passo al fattore creatore: la solidarietà tra compagni.


La morale della proprietà individualistica odierna comincia a sembrare particolarmente soffocante. Nella sua critica dei rapporti sessuali, l'uomo moderno giunge molto più lontano della semplice negazione delle antiquate forme esteriori e del codice della morale corrente. Il suo animo solitario cerca la rigenerazione dell'essenza stessa di questi rapporti, desidera ardentemente il grande amore, forza calda e creatrice che sola ha il potere di scacciare il freddo fantasma della solitudine morale che tormenta gli individualisti contemporanei. Se la crisi sessuale è per tre quarti condizionata da rapporti esterni di natura socioeconomica, un quarto della sua gravità è sicuramente dovuto alla nostra raffinata psicologia individualistica, coltivata con tanta cura dall'ideologia borghese dominante.

L' umanità contemporanea è effettivamente, come dice la scrittrice tedesca Meisel-Hess, povera in «potenziale d'amore». I rappresentanti dei due sessi si cercano vicendevolmente, ciascuno nel desiderio di ricevere "dall'altro, tramite l'altro", la maggior parte di godimenti spirituali e fisici solo "per se stesso". L'amante o il fidanzato si curano molto poco dei sentimenti, del travaglio in atto nella donna amata.
Il grezzo individualismo che contraddistingue il nostro secolo si esprime molto chiaramente nell'ambito dei rapporti tra i sessi, come forse in nessun altro settore. L'uomo, fuggendo la solitudine morale, crede candidamente che sia sufficiente amare, rivendicare i propri "diritti su" di un'altra anima, per riscaldarsi nei raggi di una rara felicità, l'affinità morale e la comprensione. Noi, individualisti, dall'animo reso grossolano dal costante culto del nostro «io», crediamo di cogliere la felicità totale, il grande amore in noi e nei nostri simili, senza dare in cambio i tesori della nostra anima!
Pretendiamo sempre la totalità indivisa dell'essere amato, e noi stessi siamo incapaci di rispettare la più elementare norma dell'amore: avvicinare l'animo altrui con il massimo rispetto. Questa norma ci sarà gradualmente inculcata dai nuovi rapporti che già si delineano tra i sessi, rapporti fondati su due nuovi principi: piena libertà, uguaglianza e autentica solidarietà tra compagni. Ma, per il momento, l'umanità sente ancora il gelo della solitudine morale e non può che sognare questo secolo migliore, in cui tutti i rapporti umani saranno penetrati da sentimenti di solidarietà, generati da nuove condizioni di vita. La crisi sessuale è irresolubile senza una riforma fondamentale della psicologia umana, senza l'accrescimento del «potenziale d'amore». Ma questa riforma della psiche dipende interamente dalla riorganizzazione fondamentale dei nostri rapporti socioeconomici su basi comuniste. Al di fuori di questa «vecchia verità», non c'è via d'uscita.
Infatti, malgrado tutte le forme di unione tentate dall'umanità odierna, la crisi sessuale non si attenua minimamente. La storia non ha mai conosciuto una simile molteplicità di forme di unione: il matrimonio indissolubile con la famiglia stabile e, accanto, la libera unione passeggera; l'adulterio in segreto nel matrimonio e la vita in comune della giovane con il suo amante, il matrimonio «selvaggio», il matrimonio a due ed il matrimonio a tre, e anche la forma complicata del matrimonio a quattro, per non parlare delle molteplici varianti della prostituzione. E l'una accanto all'altra, nel contadino e nel piccolo borghese, troviamo (residui dei vecchi costumi di casta mescolati ai principi in decomposizione della famiglia borghese individualistica) la vergogna dell'adulterio e la vita matrimoniale tra il suocero e la propria nuora, la libertà per la giovanetta, e sempre la stessa «doppia morale».
Le forme attuali di unione sono contraddittorie e problematiche, e non possiamo fare a meno di chiederci come l'uomo, che ha conservato nel suo intimo la fede nella fermezza dei principi morali, riesca a ritrovarsi in queste contraddizioni e a destreggiarsi fra tutti questi precetti i morali inconciliabili che si distruggono l'un l'altro. Persino la solita giustificazione: «Vivo secondo la nuova morale» non regge, in quanto questa «nuova morale» si trova ancora nella sua fase di formazione. Il compito consiste precisamente nel mettere infine in evidenza questa morale in embrione, nel cogliere, nel caos delle contraddittorie norme sessuali odierne, i contorni dei principi corrispondenti allo spirito della classe rivoluzionaria in ascesa.
Oltre che a causa del difetto fondamentale della psicologia attuale (l'estremo individualismo, il culto dell'egocentrismo), la crisi sessuale si aggrava ulteriormente per la presenza di due altri fattori tipici della psicologia contemporanea: l'idea dei diritti di "proprietà" di un essere sull'altro e il secolare pregiudizio circa l'ineguaglianza dei sessi in tutte le sfere della vita, compresa la sfera sessuale. L'idea della proprietà inviolabile degli sposi è stata accuratamente coltivata dal codice morale della classe borghese, con il suo ideale di famiglia individualistica ripiegata su se stessa, interamente costruita sulle basi della proprietà privata. Nell'inoculazione di quest'idea nella psicologia umana, la borghesia ha raggiunto la perfezione. La concezione della proprietà nel matrimonio è attualmente molto più estesa di quanto non fosse nel codice aristocratico dei rapporti sessuali. Nel corso del lungo periodo storico svoltosi sotto il segno del principio di casta, l'idea del possesso della donna da parte del marito (la donna, da parte sua, non aveva diritti assoluti di proprietà sul marito) non si estendeva al di là del mero possesso fisico. La sposa doveva essere fisicamente fedele al marito, mentre il suo animo le apparteneva ancora.
Anche i signori riconoscevano alle loro spose il diritto di avere degli amanti platonici e di ricevere l'«adorazione» dei cavalieri e dei menestrelli. L'ideale del possesso assoluto, non solo dell'«io» fisico, ma anche dell'«io» spirituale di uno sposo, l'ideale che ammette una rivendicazione di diritti di proprietà sul mondo spirituale e morale dell'essere amato, è un ideale che è stato interamente formato, coltivato dalla classe borghese allo scopo di rinforzare le fondamenta familiari che assicuravano la sua stabilità e la sua forza durante il periodo di lotta per l'egemonia sociale. E non solo abbiamo ereditato quest'ideale, ma siamo persino pronti a considerarlo un «assoluto» morale incrollabile!
L'idea della proprietà si estende ben di là dei confini del matrimonio legale; essa è un fattore inevitabile, che si insinua persino nell'unione amorosa più «libera». Gli attuali amanti dei due sessi, malgrado tutto il loro rispetto «teorico» della libertà, non si contenterebbero minimamente della mera fedeltà fisiologica della persona amata. Per scacciare da noi il fantasma minaccioso della solitudine, penetriamo brutalmente, con una crudeltà ed un'indelicatezza che saranno incomprensibili all'umanità futura, nell'animo dell'essere amato e rivendichiamo i nostri diritti sul suo più segreto «io» interiore. L'amante contemporaneo perdonerà con molta più facilità un'infedeltà fisica che non una morale, e ogni particella d'animo, prodigata al di là dei limiti della "sua" libera unione, gli appare come un furto imperdonabile, commesso ai suoi danni, dei tesori di cui è unico proprietario.
Per non parlare poi dell'ingenua e costante indelicatezza, a questo proposito, degli amanti nei confronti di un terzo! Ciascuno di noi ha senza dubbio potuto osservare un fatto curioso: due amanti, che hanno appena avuto il tempo di conoscersi passabilmente l'un l'altro, si affrettano ognuno a stabilire i propri diritti sulle relazioni personali antecedenti dell'altro, ad intervenire nella sua vita più intima, più sacra. Due esseri, estranei fino a ieri, legati unicamente da sensazioni erotiche comuni, si affrettano a mettere le mani sull'animo dell'altro, a disporre di quest'animo sconosciuto, misterioso, in cui il passato ha scolpito immagini incancellabili, a stabilirvisi infine come a casa propria.
L'idea del possesso reciproco da parte dei componenti della coppia è così estesa che non siamo quasi più colpiti da fatti anomali come questo: due giovani sposi vivevano fino a ieri ciascuno la propria vita; oggi, ognuno di loro apre senza scrupoli la corrispondenza dell'altro, e le lettere di un terzo, vicino solo ad uno dei coniugi, divengono così di proprietà comune. Una simile «intimità» non può essere acquisita che al prezzo di una vera e propria unione di anime nel corso di una lunga vita di comune amicizia a tutta prova. Ma, in genere, ciò che avviene è la più sleale sostituzione di questa intimità, una sostituzione prodotta dall'idea erronea che l'intimità fisica tra due esseri sia una ragione sufficiente per estendere il diritto di proprietà anche sull'essere morale.
Il secondo fattore che deforma la mentalità dell'uomo contemporaneo e che accresce la crisi sessuale è la concezione dell'ineguaglianza dei sessi, ineguaglianza dei loro diritti, ineguaglianza del valore delle loro sensazioni psico-fisiologiche. La doppia morale, propria del codice borghese e di quello aristocratico, ha così avvelenato da tanti secoli la psicologia degli uomini e delle donne che è ancora più difficile sbarazzarsi del suo veleno che delle idee ereditate dall'ideologia borghese a proposito della proprietà degli sposi.
La concezione dell'ineguaglianza dei sessi, anche nel campo della psico-fisiologia, obbliga costantemente a usare misure diverse per un atto identico, a seconda del sesso che lo compie. E persino l'uomo «più evoluto» della classe borghese, che ha superato da molto tempo i precetti del codice della morale corrente, potrà agevolmente constatare che su questo punto egli mette un diverso giudizio, a seconda che si tratti della condotta di un uomo o di una donna. Un esempio brutale sarà sufficiente: immaginate che un intellettuale borghese, uno scienziato, un politico, un uomo che svolge una rilevante attività sociale, in una parola una «personalità», si leghi con la sua cameriera (fatto abbastanza comune) e giunga fino a sposarsi con lei. Questo fatto modificherà l'atteggiamento della società borghese nei confronti della «personalità» in questione, getterà forse la minima ombra sulle sue qualità morali? Naturalmente no! Ora immaginate un altro caso: una donna borghese rispettata (professoressa, medico, scrittrice) si lega con un lacchè e, per completare lo «scandalo», consolida quest'unione con un matrimonio legale. Quale sarà l'atteggiamento della società borghese nei confronti dell'atto della persona fino ad ora rispettata? Naturalmente, la colpirà col suo «disprezzo». E notate bene: se per sventura suo marito, il lacchè, possiede un gradevole aspetto o altre «notevoli caratteristiche fisiche», il fatto sarà ancora più grave! «Com'è caduta in basso quella donna!», sarà allora il giudizio dell'ipocrita borghesia.
La società borghese non perdona alla donna di fare delle scelte di carattere spiccatamente individuale. Si tratta di una sorta di atavismo; secondo la tradizione ereditata dai costumi di casta, questa società vuole ancora che la donna tenga conto, nelle sue scelte, dei gradi e dei ranghi, delle prescrizioni della famiglia e degli interessi di questa. Essa non sa liberare la donna dalla cellula familiare e considerarla come un'individualità, al di fuori del circolo chiuso delle virtù e dei doveri familiari.
Nella sua tutela della donna, la società contemporanea si spinge anche più lontano del vecchio ordine, le prescrive non solo di sposarsi, ma anche di amare unicamente degli uomini «degni» di lei. Incontriamo ad ogni passo uomini di elevato livello morale ed intellettuale che hanno scelto come compagna di vita un essere insignificante e vuoto, assolutamente non corrispondente al valore dello sposo. Consideriamo questi fatti come cose normali, senza nemmeno prestarvi attenzione; tutt'al più succede che «gli amici compatiscano qualche Ivan o Boris per aver sposato una donna così insopportabile». Ma nel caso della donna, esclamiamo con aria di rimprovero: «Come ha fatto una donna così notevole come X O Y ad amare una simile nullità. C'è veramente da dubitare dell'intelligenza di questa X o Y!».
Donde viene questo doppio criterio? Cos'è che lo determina? Esso è certamente dovuto al fatto che l'idea della ineguaglianza dei valori tra i due sessi, inoculata per secoli nell'umanità, è entrata organicamente a far parte della nostra mentalità. Ci siamo abituati a valutare la donna non come una "personalità", con delle qualità e dei difetti propri, indipendenti dalle sue sensazioni psico-fisiologiche, bensì unicamente come un accessorio dell'uomo. L'uomo, il marito o l'amante, proietta sulla donna la sua luce riflessa; è lui, e non lei stessa, che consideriamo come l'elemento determinante della struttura spirituale e morale della donna. Nella valutazione che la società compie della personalità dell'uomo, si fa sempre astrazione dei suoi atti collegati alla sfera sessuale. La personalità della donna, al contrario, si evolve in stretto collegamento con la sua vita sessuale. Questo genere di apprezzamento discende dal ruolo svolto dalla donna nel corso dei secoli, e soltanto per gradi si fa, o meglio "si indica", la revisione dei valori in questo ambito essenziale. Solo la trasformazione del ruolo economico della donna, il suo ingresso nella vita del lavoro indipendente contribuiranno all'attenuazione di queste false ed ipocrite concezioni.
Quei tre fattori fondamentali che deformano la psicologia contemporanea (un estremo egocentrismo, l'idea dei reciproci diritti di proprietà degli sposi, la concezione dell'ineguaglianza dei sessi nella sfera psico-fisiologica) sbarrano la strada che porta alla soluzione del problema sessuale. L'umanità potrà trovare la chiave per aprire questo cerchio magico unicamente quando avrà accumulato nella propria psicologia sufficienti riserve di sensazioni, quando il «potenziale d'amore» si sarà accresciuto nel suo animo, quando la concezione della libertà nel matrimonio e nella libera unione si sarà di fatto consolidata, quando il principio della solidarietà tra compagni avrà trionfato sulle tradizionali concezioni dell'ineguaglianza e della subordinazione nelle relazioni tra i sessi. Senza una rieducazione fondamentale della nostra psicologia il problema sessuale è irresolubile.
Ma una simile condizione preliminare non è forse una utopia senza basi concrete, e non bisogna forse abbandonarla a dei sognatori idealisti? Infatti, provate un po' ad accrescere il «potenziale d'amore» dell'umanità! I saggi di tutte le epoche non si sono forse dedicati a questo compito sin dai tempi più antichi, da Budda a Confucio fino a Cristo? E ciononostante chi oserà dire che il potenziale d'amore si è accresciuto in seno all'umanità? Ridurre la questione della crisi sessuale a simili sogni pieni di buone intenzioni non significa forse confessare la propria impotenza e rinunciare alla ricerca della chiave magica? Ma è proprio così? La rieducazione fondamentale della nostra psicologia nel campo dei rapporti sessuali è veramente così irrealizzabile, così lontana dalla pratica della vita? Non si osservano, al contrario, proprio nell'ora presente, proprio nel momento in cui si verifica un possente spostamento, sociale ed economico, condizioni nuove nel campo dei sentimenti, in accordo con le esigenze indicate più sopra?
Detronizzando la borghesia e la sua ideologia di classe, il suo codice individualistico di morale sessuale, un'altra classe, un nuovo gruppo sociale avanza. Questa classe in ascesa, d'avanguardia, porta necessariamente in sé i germi di nuovi rapporti tra i sessi, strettamente collegati con i suoi compiti sociali di classe.
La complessa evoluzione dei rapporti economico-sociali che avviene sotto i nostri occhi, che sconvolge tutte le nostre concezioni circa il ruolo della donna nella vita sociale e spezza tutte le basi della morale sessuale borghese, ha come conseguenza due fatti apparentemente contraddittori. Da un lato, osserviamo gli sforzi indefessi dell'umanità che tenta di adattarsi alle nuove condizioni della economia sociale, sforzi tendenti sia alla conservazione delle vecchie forme, riempite di nuovi contenuti (il mantenimento della forma esteriore del matrimonio indissolubile, severamente monogamico, pur riconoscendo di fatto la libertà degli sposi), sia, al contrario, all'accettazione di forme nuove comportanti però tutti gli elementi del codice morale del matrimonio borghese (l'unione libera, in cui il principio dei diritti di proprietà degli sposi «liberi» l'uno sull'altro ha un'estensione maggiore che non nel matrimonio legale). Dall'altro lato, constatiamo la lenta ma invincibile apparizione di nuove forme di unione tra i sessi: nuove non tanto esteriormente, quanto per lo spirito informatore delle loro norme basilari. L'umanità sonda con esitazione questi nuovi ideali, ma basta esaminarli da vicino per riconoscere in loro, malgrado l'assenza di contorni netti, i tratti caratteristici che li collegano strettamente con i compiti della classe operaia, cui incombe la conquista della fortezza dell'avvenire. Colui che intende, nel labirinto di norme sessuali contraddittorie, trovare i germi di rapporti futuri più sani tra i sessi, di rapporti che promettano di liberare l'umanità dalla crisi sessuale, deve abbandonare i quartieri «colti» con la loro raffinata psicologia individualistica e gettare uno sguardo nelle anguste abitazioni degli operai in cui, malgrado l'oscurità e l'orrore prodotti dal capitalismo, malgrado le lacrime e le imprecazioni, cominciano a sgorgare sorgenti di acqua pura.
Proprio lì in seno alla classe operaia, sotto la pressione di dure condizioni economiche, sotto il giogo dell'implacabile sfruttamento del capitale, si nota questo doppio processo di cui abbiamo appena parlato: il processo di adattamento passivo e di resistenza attiva alla realtà presente. La influenza distruttrice del capitalismo, spezzando tutte le fondamenta della famiglia operaia, obbliga il proletariato ad adattarsi istintivamente alle condizioni ambientali e provoca, nel campo delle relazioni tra i sessi, tutta una serie di fatti analoghi a quelli che avvengono nelle altre classi sociali. Sotto la spinta dei bassi salari, l'età del matrimonio dell'operaio aumenta continuamente ed inevitabilmente. Se vent'anni fa l'età media del matrimonio dell'operaio oscillava tra i ventidue ed i venticinque anni, oggi il proletario forma una famiglia soltanto verso i trent'anni. E quanto più sviluppati sono i bisogni culturali dell'operaio, quanto più egli apprezza la possibilità di seguire il ritmo della vita culturale, di frequentare teatri, conferenze, di leggere i giornali, di dedicare il proprio tempo libero alla lotta sindacale, alla politica o ad un lavoro preferito (arte, lettura, eccetera) tanto più l'età del matrimonio dell'operaio si fa alta. Ma i bisogni fisiologici non tengono conto delle condizioni della borsa: non si lasciano dimenticare. L'operaio celibe, così come lo scapolo borghese, si rivolge alla prostituzione. Questo tipo di cose può essere fatto rientrare nell'adattamento passivo della classe operaia alle condizioni sfavorevoli della propria esistenza. Altro esempio: un operaio si sposa. Ma sempre lo stesso ostacolo, il basso livello dei salari obbliga la famiglia operaia a regolare la questione delle nascite così come fanno le famiglie borghesi.
L'aumento degli infanticidi, la crescita della prostituzione sono fatti che appartengono al medesimo ordine: si tratta dei mezzi di adattamento "passivo" all'infernale realtà che circonda l'operaio. Ma, in questo processo, non v'è nulla di peculiare al proletariato: un simile adattamento è egualmente proprio di tutte le altre classi e strati sociali che fanno parte del processo mondiale della evoluzione capitalistica. La linea di demarcazione comincia laddove i "principi attivi, creatori" entrano in gioco: laddove si ha non più un adattamento ma una reazione contro la realtà opprimente, laddove nuovi ideali nascono e si esprimono, laddove si delineano timidi tentativi di rapporti sessuali informati ad uno spirito nuovo. "Questo processo di reazione attiva ha luogo unicamente nella classe operaia".
Ciò non significa che le altre classi e strati sociali (gli intellettuali borghesi in particolare, che si trovano più vicini alla classe operaia a causa delle condizioni della loro esistenza sociale) non riprendano questi elementi nuovi che la classe operaia in ascesa crea e sviluppa nel suo seno. Spinta dall'istintivo desiderio di infondere nuova linfa nelle sue forme morenti, e quindi impotenti, di unione tra i sessi, la borghesia si appropria delle forze nuove che il proletariato porta in sé. Ma né gli ideali né il codice di morale sessuale gradualmente elaborati dal proletariato corrispondono alle esigenze borghesi di classe. Mentre la morale sessuale, nascente dai bisogni della classe operaia, diviene uno strumento nuovo di lotta sociale per questa classe, le «novità» riprese dalla borghesia non fanno che distruggere definitivamente le basi del suo dominio sociale. Facciamo un esempio di quanto abbiamo detto.
Il tentativo degli intellettuali borghesi di sostituire il matrimonio indissolubile con i vincoli più liberi, più facilmente risolvibili del matrimonio civile scuote le fondamenta indispensabili della stabilità sociale della borghesia: la famiglia monogamo-proprietaria. Al contrario, per la classe operaia, una maggiore elasticità, un consolidamento minimale dell'unione dei sessi concordano completamente e discendono persino direttamente dai compiti fondamentali di questa classe. La negazione del fattore di subordinazione nel matrimonio rompe anche gli ultimi vincoli artificiali della famiglia borghese. Al contrario, il fattore della subordinazione di un membro di una classe ad un altro, così come il fattore proprietà, è di per sé contrario alla psicologia del proletariato. Non è negli interessi della classe rivoluzionaria vincolare uno dei suoi membri, un suo rappresentante indipendente, al quale incombe innanzi tutto il dovere di servire gli interessi della propria classe e non quelli di una cellula familiare separata ed isolata. I frequenti conflitti tra gli interessi della famiglia e quelli della classe (negli scioperi, ad esempio, nella partecipazione alla lotta) e la misura morale che il proletariato applica in questi casi caratterizzano con sufficiente chiarezza la base della nuova ideologia proletaria.
Immaginatevi un finanziere rispettato che ritira dagli affari il suo capitale, in un momento critico per l'impresa, nell'interesse della propria famiglia. È chiaro che la morale borghese apprezzerà il suo gesto. «Gli interessi della famiglia» sono in primo piano. Ponete ora, come paragone con questo modo di vedere, l'atteggiamento degli operai nei confronti di un crumiro, che va al lavoro durante uno sciopero, contro i suoi compagni per salvare la propria famiglia dalla fame. Gli interessi della "classe" sono qui in primo piano. Pensate ora ad un marito borghese che è riuscito, con il suo amore e la sua abnegazione verso la famiglia, ad allontanare sua moglie da tutti gli interessi al di fuori di quelli della casa ed a legarla definitivamente alla cura dei bambini e della cucina. «Un marito ideale che ha saputo creare una famiglia ideale», sarà il giudizio borghese. Ma quale sarà l'atteggiamento degli operai nei confronti di un membro cosciente della loro classe che tentasse di distogliere la propria moglie dalla lotta sociale? A spese della felicità individuale, a spese della famiglia, la morale della classe operaia esigerà la partecipazione della donna alla vita al di fuori delle mura di casa. Vincolare la donna alla casa, mettere in primo piano gli interessi della famiglia, propagare l'idea dei diritti assoluti di proprietà di uno sposo sull'altro, sono azioni che violano il principio fondamentale dell'ideologia della classe operaia, della solidarietà tra compagni, che rompono la catena che vincola alla classe. La concezione del possesso di una individualità da parte di un'altra, l'idea della subordinazione e dell'ineguaglianza dei membri di una sola e medesima classe sono contrari all'essenza del principio proletario fondamentale: la solidarietà tra compagni. Questo principio, base dell'ideologia della classe in ascesa, colora e determina il nuovo codice in formazione della morale sessuale del proletariato, grazie al quale la psicologia dell'umanità si trasforma nel senso dell'accumulazione dei sentimenti di solidarietà, di libertà in luogo dei sentimenti di proprietà; dei sentimenti di solidarietà tra compagni in luogo della ineguaglianza e della subordinazione. È una vecchia verità che ogni nuova classe in ascesa, nata da una cultura materiale distinta da quella dello stadio precedente dell'evoluzione economica, arricchisce "l'intera umanità" d'una ideologia nuova, propria di questa classe.
Il codice della morale sessuale è parte integrante di ogni ideologia. Ciononostante, basta pronunciare i termini «etica proletaria» e «morale sessuale proletaria» per scontrarsi con la solita replica banale: la morale sessuale proletaria è una mera sovrastruttura: finché tutta la base economica non è trasformata, non può esservi posto per essa. Come se l'ideologia di qualsiasi classe si formasse solo quando si è già prodotto lo sconvolgimento nei rapporti socio-economici, che assicurano il dominio di questa classe! Tutta l'esperienza della storia ci insegna che l'elaborazione dell'ideologia di un gruppo sociale, e di conseguenza anche della morale sessuale, si fa "nel processo stesso" della lotta di quel gruppo contro le forze sociali antagoniste.
Soltanto con l'ausilio dei nuovi valori spirituali creati nel suo intimo, rispondenti ai compiti della classe in ascesa, una classe in lotta può rafforzare le proprie posizioni sociali; è unicamente attraverso norme e ideali nuovi che essa può conquistare trionfalmente il potere sui gruppi sociali avversari. Il compito che incombe agli ideologi della classe operaia è di ricercare il criterio morale fondamentale, prodotto dagli interessi specifici di questa classe, e di accordare con esso le nascenti norme sessuali.
È tempo di capire che unicamente dopo aver riconosciuto il processo creatore che avviene nel profondo della società e che genera nuovi bisogni, nuovi ideali e nuove forme, che unicamente dopo aver messo a punto le basi della morale sessuale della classe d'avanguardia in ascesa, sarà possibile distinguere il cammino che essa deve compiere nel caos contraddittorio dei rapporti tra i sessi e sciogliere la matassa ingarbugliata del problema sessuale.
È ora di ricordarsi che il codice della morale sessuale, accordato con i nuovi compiti della classe in ascesa, può divenire un potente strumento per rafforzare la posizione di combattimento della classe. L'esperienza della storia ce lo insegna. Perché non servirsi di questo strumento nell'interesse della classe operaia, in lotta per l'ordine comunista e per rapporti nuovi, migliori e più felici, tra i sessi?








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